Liquidarte – Emiliano Cecchi – Simone Meneghello: la traccia, il limite, la memoria
Tra carta, sovrascrittura e silenzio, l’opera di Simone Meneghello indaga il limite estremo del linguaggio, trasformando la parola in traccia e l’arte in spazio di resistenza. Nato a Milano nel 1973, Simone Meneghello è una presenza significativa e articolata nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Dopo il liceo artistico, ha proseguito gli studi in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, sviluppando sin da subito un linguaggio personale orientato verso l’interazione tra spazio, linguaggio e materia. La sua pratica si muove trasversalmente tra installazione, performance sonora, fotografia, poesia visiva e lavoro concettuale, con un approccio che mira alla densità più che alla sintesi, alla stratificazione più che alla riduzione.
Il limite del linguaggio
Al centro della sua ricerca si colloca il tema del limite del linguaggio. La carta, frequentemente presente nelle sue opere, non è solo supporto fisico, ma materia essenziale: è acroma, testuale, volumetrica. È anche il luogo dove il linguaggio si manifesta nella sua condizione estrema — sovrascritto, stratificato, reso indecifrabile. Le sue installazioni si compongono non di parole leggibili o tracciati grafici selettivi, bensì di sovrascritture: testi completamente saturi, nei quali la decodifica è impossibile e la lettura è sostituita da un atto di osservazione. Non si tratta di comunicare, ma di esporre l’impossibilità del linguaggio di contenere senso compiuto. In questo contesto, ogni parola perde la sua funzione primaria per diventare residuo, corpo visivo, traccia esistenziale. L’artista non cancella, non seleziona, non sottrae: sovrappone, carica, agisce sulla pagina come luogo del conflitto tra espressione e silenzio.
Opere come attraversamenti
Un esempio significativo è Il sentiero di Marco Polo (2024), installazione site-specific concepita per lo Spazio Thetis di Venezia, in occasione del 700° anniversario della morte del viaggiatore veneziano. Cinquanta volumi enciclopedici bianchi, allineati su un percorso di trenta metri, ospitano sovrascritture derivate dal Milione. Qui, il cammino diventa forma visiva del pensiero, il libro diventa terreno, la parola materia opaca. In Fondamenta – o dell’evidenza del limite (2024), presentata nella villa palladiana di Caldogno, Meneghello indaga il concetto di limite non attraverso sottrazione ma attraverso densità. L’opera non allude né racconta: espone. Non c’è messaggio da decifrare, ma un confronto diretto con la tensione tra presenza e impossibilità del linguaggio.
Risonanze letterarie
L’interesse per la parola si traduce anche in una serie di dialoghi interdisciplinari con figure della letteratura del Novecento. I progetti Meneghello incontra Pavese e Meneghello incontra Pasolini — realizzati tra il 2023 e il 2025 — riflettono sull’irriducibilità del linguaggio poetico e sulla sua permanenza come traccia. A questi si aggiunge il nuovo lavoro Meneghello incontra Borges, che sarà inaugurato il 9 dicembre 2025 presso la Blue Gallery di Venezia: un ulteriore passo nel confronto tra parola e soglia, tra testo e indecifrabilità. In Primeval (2025), installazione permanente presso Spazio Thetis, il rapporto tra tempo, materia e scrittura è declinato nella forma essenziale di un’opera che aspira alla sospensione, dove il linguaggio non è contenuto ma impronta.
Un’estetica della resistenza
Simone Meneghello costruisce un percorso coerente attorno al limite del linguaggio, alla sua crisi e alla sua ostinata permanenza. La sua è un’arte che non comunica, ma espone: non racconta, ma pone in atto. Ogni opera è un corpo denso, un’interferenza visiva, un invito al silenzio e all’ascolto non verbale. In un contesto culturale dominato dalla logica della trasparenza e dell’immediatezza, l’atto artistico di Meneghello si configura come resistenza formale ed etica. La parola torna a essere oggetto, la carta luogo di tensione, il segno una soglia tra il visibile e l’ineffabile.
