Il prossimo evento alla Blue Gallery è la mostra personale di Simone Meneghello/Meneghello incontra Borges/da dicembre 2025.Con un testo critico di Alberto Dambrouso.Gli eventi alla Blue Gallery sono ideati e nascono con il massimo della naturalezza. Una naturalezza giocata su scarti minimi, sull’interazione quotidiana, sull’incontro e la sorpresa, con un dialogo serrato continuo, al bar, parlando in strada all’esterno della galleria, all’interno, elaborando un carico enorme di idee e di significati.Silvio Pasqualini in prima persona si mette costantemente sul piano naturalistico di chi coltiva la terra, seleziona le piante e i semi, attende la maturazione dei frutti, mantenendo sempre il campo ben concimato, in fertile ascolto di ciò che via via si viene formando.Pasqualini si occupa di artisti che perlomeno provano a entrare nei significati, cercando di significare.Questa volta Simone Meneghello incontra nientemeno che Borges, un artista, un poeta, uno scrittore che intorno alla Blue Gallery ha abitato. Sembra ancora di avvertire il calpestio dei suoi passi lungo il Rio Terà Canal.Forse alla sua epoca la vita quotidiana era più intensa, generosa e diversificata. C’erano meno cori universitari, meno Bacari Tour, forse.Probabilmente la Libreria Toletta, invece di essere un massacrato luogo di perdite e rimpianti, era più creativa, popolata di autentici intellettuali, che puntavano a scuotere l’ovvio, e l’omologazione all’ovvio.Oggi sembra tutto sfuocato.Simone Meneghello si occupa di significato, di senso, di lettere, dello studio semantico della parola. Nel suo precedente lavoro con Pasolini, per esempio.L’incontro con Borges avviene in un luogo definito, preciso. L’accaduto capita esattamente all’interno dello spazio dove è situata la Blue Gallery.Questo è motivo di grande riflessione, non può essere casuale.Il lavoro di Meneghello si occupa del limite, della soglia, crea dei varchi, crea dei sentieri. Già occuparsi di varchi e sentieri è un’esplorazione molto bella e interessante. L’esplorazione è un’azione che quasi sempre avviene senza l’uso del cognitivo.Bisogna evidenziare la differenza netta tra la ricerca, che è una specializzazione, una professione, e l’esplorazione. L’esploratore è colui che osa, si spinge in avanti, coraggiosamente, percorrendo strade non battute, creando nuovi percorsi, rischiando di persona.Il concetto è questo: oggi come ieri, o crei delle strade o trovi delle scuse. Questo fa parte proprio della scommessa, in questi ambiti. Simone Meneghello fa appunto questo lavoro di scrittura fatto di cumuli, con una compilazione di altri tempi, quella che si faceva con la macchina da scrivere, battuta dopo battuta, riscrivendo testi, in questo caso di Borges, ma lo fa sistematicamente con altri testi. Sta affrontando per esempio la Bibbia, riscrivendola completamente, strato su strato; ci scrive e poi ci scrive ancora sopra, creando delle stratificazioni. Sono dei cumuli, sono delle accumulazioni, o anche delle compressioni. Simone Meneghello su Borges applica un’azione a denominazione d’origine controllata.Borges che viveva in Italia come in Francia, nel lavoro di Meneghello si trasforma un po’ nella Francia di César, caposcuola delle compressioni ed espansioni radicali, come gli schiacciamenti di oggetti, automobili e motociclette, qualcosa fatto anche dall’industria, ma nel caso dell’artista eseguito con ben altri significati.Esteticamente e culturalmente il lavoro di Meneghello riporta inoltre a un altro lavoro: le cancellazioni di Emilio Isgrò. Cancellando le parole, Isgrò dava un nuovo senso al testo. Nuovi codici, nuove soluzioni, sottraendo alcune parole.Il lavoro di Meneghello è un lavoro poetico. L’artista lo definisce un lavoro sulla soglia. Interessante perché l’arte è sempre un misurarsi oltre il limite, sul filo di un dilemma importante, tra il restare all’interno della soglia o andare oltre.Abbiamo citato César, Isgrò, ma potremmo citare Fontana, che è stato tra i primi ad occuparsi seriamente di andare oltre lo spazio. Quel concetto di soglia, il taglio, il concetto spaziale di Fontana, mette a fuoco questo aspetto, lo cristallizza. L’operazione di Meneghello è un’operazione molto raffinata e radicale. Un’arte sorgiva, di grande impatto, eseguita con cura quasi sacerdotale. Una ricerca pura, vera. L’artista la definisce addirittura “limitismo”, concentrarsi sul limite e oltre il limite.Interessante perché avviene nel contesto contemporaneo in cui le persone sono molto lontane da queste riflessioni, si occupano di convenzioni, di mode.È un lavoro anche sul tempo, di accumulazione del tempo, perché il tempo resta, rimane.Alla fine il lavoro di Meneghello diventa una macchia nera, ma dietro c’è tutto. Come la scatola nera degli aerei. Registra tutto, questo è l’aspetto peculiare.La riscrittura ha il valore della rilettura: ogni volta che rileggiamo troviamo significati sempre più profondi, e diversi, nuovi collegamenti, paesaggi inediti. Alla Blue Gallery, Meneghello realizzerà un sentiero di libri, compilati sempre allo stesso modo, con l’accumulazione di battute. Esteticamente sono delle macchie scure, elaborate tassello su tassello, mattone dopo mattone. I libri partono dal soffitto della Blue Gallery, scendono con una piccola inclinazione in diagonale fino al pavimento, e dal pavimento segnano una retta fino alla vetrina, simulando l’attraversamento della vetrina stessa. Altri tasselli saranno posizionati oltre la vetrina. Durante la notte verranno ovviamente rimossi, e custoditi all’interno della galleria.Quasi a formare un ponte, che dalla galleria attraversa la calle, e va a incrociare i luoghi dove Borges visse.L’eco della strada completa il tutto.For Blue Gallery/Silvio Pasqualini/da dicembre 2025.
MENEGHELLO incontra BORGES – l’altro non esiste
Blue Gallery // Rio terà canal - Sestiere Dorsoduro 3061 (VE) – dal 9 dicembre 2025
Frammento di testo presente sul catalogo, cit. “Simone Meneghello porta avanti da anni una rigorosa ricerca di ascendenza minimalista incentrata sull’evidenziazione dei limiti del linguaggio. Dopo i confronti degli untimi anni con due grandi scrittori come Pasolini e Pavese, l’artista presenta alla mostra presso la Blu Gallery di Venezia alcuni dei lavori nati dal raffronto con alcune delle opere letterarie del grande scrittore e poeta argentino Borges. L’esposizione vede la presenza di pochi elementi oggettuali installati all’interno dello spazio espositivo. Sono per lo più dei libri o altri oggetti che ricordano nella forma archetipale delle scatole, oltre a delle vere e proprie boccette di vetro all’interno delle quali, come nei messaggi lasciati nelle bottiglie in mare, compaiono delle lettere di un discorso però frantumato e di conseguenza non decodificabile. Nelle opere realizzate da Meneghello infatti, le parole, frantumate o sovrascritte, perdono la loro funzione originaria mostrandosi solo per la loro nuda e scarna presenza. Lo stesso artista ha definito questa sua pratica con l’espressione di “Presenza dell’assenza”. Già partendo da questo modus operandi, oltreché dal fatto che le sue opere si collocano in uno spazio interstiziale tra essere e non essere perdendo qualsiasi aspetto funzionale (i libri non si possono leggere, le scatole non possono contenere perché sono senza fondo, le boccette non possono essere aperte e comunque anche se si aprissero le parole in esse contenute non si potrebbero ricomporre)sarà facile intuire come alla base di questa ricerca siano presenti molte considerazioni di natura squisitamente filosofica. Scrive l’artista a proposito di ciò che accade nelle sue opere attraverso questa pratica di sottrazione del discorso: “Quando il linguaggio si compatta nelle mie opere, quando le lettere si sovrappongono e si perdono nella densità tipografica, accade qualcosa che va oltre la scrittura: il linguaggio mostra se stesso nel momento in cui non può più dire. Le opere sono il varco, la soglia dove la parola smette di essere discorso e diventa presenza”. Per l’artista l’opera nasce e ha ragione di esistere come metafora dell’esperienza del limite, in quello spazio liminale in cui presenza e assenza coincidono. Le opere di Meneghello non comunicano nessun messaggio e lo spettatore è invitato a porsi di fronte all’opera non con un atteggiamento interpretativo ma al contrario nel vivere l’opera come esperienza “abitativa”. “L’arte” – scrive l’artista – “per come la vivo io, e il mio lavoro non sono mai comunicazione. Attraversare la soglia significa accettare che ogni senso sia già ecceduto, che il linguaggio – nel momento in cui si arresta – riveli la sua appartenenza all’Uno, a un tempo indiviso”. Appare dunque evidente che la ricerca di Meneghello si collochi in un tempo sospeso, di metafisica memoria, in cui la dialettica degli opposti si posiziona in un perfetto equilibrio. Il paragone con la Metafisica spinoziana appare evidente. La sostanza in Spinoza è ciò che è in sé e per sé si concepisce. In altre parole Spinoza intende significare che la sostanza non deve la sua esistenza se non a sé stessa così come avviene nelle opere di Meneghello che assumono una loro dimensione a prescindere dalla loro non significanza ma per il solo fatto di esistere ed essere esperite. La sostanza in Spinoza è increata, eterna, infinta e unica, quindi divina, ma non nel senso dell’entità ebraico – cristiana bensì nel connubio Dio – Natura. Di fatto Spinoza concepisce un Dio – Natura che è la totalità di tutte le cose. Il Dio – natura corrisponde all’ordine geometrico dell’Universo retto da leggi immutabili. Cos’altro non è quell’Uno e quel tempo indiviso citati da Meneghello nelle sue opere se non Dio stesso? Il confronto con l’opera letteraria di Borges nasce soprattutto intorno al concetto di simultaneità. E’ ancora Meneghello a definire questo punto affermando che: “Nelle mie opere il testo si sottrae alla sequenza lineare e viene restituito come densità simultanea. (In alcune opere la sovrapposizione si sviluppa anche in un solo punto. Un intero testo è presente, stratificato, sovrapposto in un unico punto, come ad esempio nell’opera dal titolo “L’Aleph”). Il Pensiero, che per essere compreso viene “srotolato” nel tempo e nello spazio, nelle mie opere ritorna allo stato primitivo, primordiale, di Essere, di Uno. Questo “arrotolamento” è il dispositivo che espone la linearità al proprio limite, trasformandola in simultaneità visiva. In questo senso, la mia opera non rappresenta la simultaneità — la fa accadere”. Da qui nasce quindi il dialogo con Borges. Nei suoi racconti la simultaneità è sempre presente come vertigine: La Biblioteca di Babele, L’Aleph, Il giardino dai sentieri che si biforcano, Il libro di sabbia. Borges ci dice che il tempo non è successione ma totalità già compiuta; che ogni libro contiene tutti i libri; che l’Altro è una figura della stessa identità che si guarda. Meneghello ha impostato la sua ricerca su questi concetti, declinandola però su un piano visivo: i suoi libri non si leggono ma contengono tutto. Sono enciclopedie compattate, presenze dense di senso non più decodificabile. Attraversandole non si entra nel significato ma in quello spazio in cui significato e materia coincidono…”
Alberto Dambruoso












