Lettera 23 • &Art Gallery • Vicenza • maggio 2023

Osservare, toccare, percepirne il potenziale, comprenderlo e assimilarlo, per poter offrire una seconda possibilità agli oggetti. Attraverso l’artigianalità e il design, la continua ricerca personale di Simone Meneghello apre un dialogo tra passato e presente, diventa un percorso in grado di abbracciare il futuro attraverso l’idealizzazione di un pensiero oggettivo.
L’ideale poetico della visione di Simone parte da lontano, affonda le sue radici in quelle terre di analisi, vaghe e indistinte, che lo portano a misurarsi Incessantemente con le novità intellettuali e artistiche a lui contemporanee, pur rimanendo sempre in una posizione apparentemente appartata rispetto alle dinamiche più attuali. Con rigore e discrezione l’artista conduce la sua ricerca riconoscendo e ricercando le sue radici, poste in un mondo idealizzato e carico di suggestioni bibliografiche. Come un alchimista, Meneghello, servendosi di appunti, schizzi e fotografie, cerca di trasformare la materia primigenia, lo scritto o la fonte autoriale, in rivelazione. Sa ricercare, nell’evoluzione del suo intero percorso, una risposta alla grande questione dell’ordine sul caos e della loro soltanto apparente dicotomia.
Nello sviluppo di tale ricerca, sa rivelare con apparente spontaneità un linguaggio visivo che si orienta verso la riduzione all’estremo della figurazione artistica ottenendo con pochi segni, una radicale sintesi dei contenuti e conducendo all’estremo profilo il contenuto testuale altrimenti intriso di ridondanti suggestioni. Ciò che rimane sono figure eteree, fonemi sfuggenti in un mondo silenzioso, in un equilibrio che porta con sé una potente e irresistibile forza ascetica. Il minimalismo delle creazioni di Simone Meneghello si fonde con uno stile che potremmo definire naturalistico, nel senso della riduzione all’essenza di un corpo complesso, sono tessere di un mosaico che descrivono, in modo conciso e drastico, quei particolari minuti che restano impressi solo nel profondo inconscio della nostra mente.
Qui, in questo mondo, anche se apparentemente sovrastati da immagini di ben altro impatto sensitivo in cui il passare e il divenire delle opere sembrano non lasciare traccia, si riscoprono delle grafie ben distinte che non hanno perso quel loro inconfondibile sapore, così delicate, quasi sporche, che sono dello stesso colore della vita di cui sono impregnate. Colori di parole, accenti di terre che si librano come fumi in un campo lontano, sembrano posarsi sugli oggetti, ma vi rimangono per poco, già evadono, sottolineano i volumi e movimenti, quasi non riuscendo ad accettare quel limite che, per natura, vi è nell’opera. Cosi si costruisce una sorta di intermezzo in cui i soli elementi funzionali restano alla vista si contrae la spazialità del narrato in un ideale involucro che costituisce il trapasso dal contenuto al contenente. Nuovo spazio della narrazione.
I lavori di Meneghello sono oggetti avvolti in un rigoroso silenzio, quel silenzio di chi non ha voluto trasformarsi in un adulto e ha nutrito la propria purezza sensibile in un ambiente culturalmente complesso come quello della narrativa internazionale rimanendone come stupefatto dalla grandezza e complessità. Il suo è un viaggio nel vissuto che l’artista afferma oltrepassando la superficie visibile, penetrando nel più profondo inconscio sconosciuto, scendendo negli abissi per giungere all’essenza dei soggetti rappresentati. Nel suo operare raramente si coglie l’intervento della mano dell’uomo, mano che sembra riemergere dal profondo di un sogno oscuro, quella di Simone è, invece, opera al bianco anche se impregnata delle nebbie della parola, foschie che paiono attutire ogni rumore, lasciando spazio alla purezza dell’immagine.
In questi ambiti la parola, infatti, non è elemento essenziale, al contrario, è necessario uno sforzo continuo, tipico di una certa sentenziosità dell’essere, per liberarci da essa e per poi passare alle immagini pure, accompagnati dal sogno, forse utopistico, che i sentimenti e il narrato si tramutino in immagini e le immagini in sentenze assolute. Rivolgere l’attenzione a quella realtà utopica di cui sopra si accennava significa rendere a nuovo significato il tutto come appare e come si materializza di fronte a noi trasmettendoci l’effimero del quotidiano, la verità di un sogno o semplicemente un’altra realtà ma già elaborandoli per fonderne l’esteriorità ad un proprio e personale bagaglio emotivo, legato ai luoghi dell’essere e non dell’apparire. Questi percorsi portano Meneghello, dopo un lungo lavoro di esplorazione nel profondo della propria percezione, ad interrogarsi sulla vastità delle potenzialità che il mezzo scultoreo e quello del rappresentare idealmente un concetto complesso, portandolo verso un sunto artistico compiuto e raccontabile per immagini, potrebbe portare. Necessità, quasi, di rendere per immagini riconoscibili e immediatamente fruibili attraverso una separazione solo formale dal contesto data dall’interpolazione di strutture oggettive fino a ricondurle a nuova vita e a una nuova semantica dell’immagine fino a fotografarne un dato attimo e un preciso apparire. (Il mezzo fotografico sarebbe un altro ambito del lavoro dell’artista che andrebbe esplorato per comprendere appieno la profondità della sua opera)
A Simone piace descrivere la sua opera con la sentenza da lui coniata “La presenza dell’assenza” ma il suo è e resta uno spazio di libertà, carta bianca in cui, chi tra noi sa essere eterno bambino, può tracciare il contorno della sua personale semplicità del narrare. È per questo che questa serie di opere non andrà interpretata come un fatto di semplice utilitarietà, mero ornamento, ma, al contrario, esse daranno modo di incorporare il nostro solitario spazio interno, fino a renderlo partecipe di un luogo in cui gli elementi narrativi e estetici sorreggano e avvolgano chi passi, o sosti tra loro, con occhi e mente liberi dalle convenzioni.
Robert C.Phillips – Matilde Nuzzo
” … Sovrapposizioni di lettere a costruire parole, di parole a generare frasi, frasi paragrafi e paragrafi pagine che mai saranno intese e mai potranno essere fraintese nel loro reale intento comunicativo. La presunzione del linguaggio “alfabetico” lineare per cui lo sviluppo nello spazio e nel tempo definisce una possibile via di comunicazione e di comprensione reciproca è un’illusione. Ogni testo, ogni scritto, è liberato dalla posizione impostagli dal numero, dalla collocazione sequenziale e lineare spazio temporale.”
S.M.
Qualche parola su ciò che osservo:
Da un punto di vista, che potrei dire mistico e monastico, questo lavoro è una ricerca interiore, sul senso dell’esistenza, sul nostro “stare”, su ciò che sono, su ciò che siamo. le opere Si manfestano, le riconosco in quanto tali. Ciò porta a parlare delle opere, non come un ”fare” aa piuttosto come un “osservare”.
S.M.
Et si c’est un crayon oui contre la mitraille
alors que le papier soit le champ de bataille
que nos plumes à jamais gardent toujours leur livre
qu’il est plus important d’être debout que de vivre.
D.Saez